Irene Brin, il giornalismo che cade a pennello

LArticolo di Irene Brin, 2 agosto 1956

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Irene Brin

Maria Vittoria Rossi divenne Irene Brin sulle pagine di Omnibus. Nel corso del tempo, e delle testate giornalistiche, si firmò con altri pseudonimi: fu Mariù da più giovane su Il Lavoro, e poi impersonò come Contessa Clara una nobildonna dispensatrice di galateo di moda.

Prima in Italia a collaborare alla rivista newyorkese Harper’s Bazaar, riempiva di stoffa, colori, e occhio esperto, le pagine di moda raccontandone le tendenze. Il suo giornalismo di costume le cadeva a pennello rendendola modello di eleganza del Made in Italy.

Con il marito Gaspero del Corso, viaggiò tantissimo e curò una galleria d’arte che divenne punto di ritrovo della cultura della Roma anni Cinquanta: “L’Obelisco”.

LArticolo su Il Giornale d’Italia è un esempio della sua cronaca di moda che alle “chiacchiere” seppe mescolare narrativa e satira in un dipinto perfetto.

 

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Linda Geddes, attualizzare i buoni propositi

LArticolo di Linda Geddes, 2 gennaio 2019

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Linda Geddes

«Una guida scientifica ai propositi che davvero valgono lo sforzo», lo scrive Linda Geddes sul New Scientist, dando una nuova versione dei soliti buoni propositi per l’anno nuovo. Una prospettiva più ricercata per ogni tema inflazionato.

Linda Geddes è una giornalista britannica laureata in biologia cellulare che scrive su varie testate (BBC, The Guardian, Nature, The Observer) parlando di «scienza sessuale, morte e tutto quello che c’è in mezzo». Ha ricevuto dall’Associazione britannica di scrittori di scienza il premio per “Miglior giornalismo investigativo”.

LArticolo è positivo e attivo, e soprattutto, concreto e incoraggiante.

 

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Emma Bubola, un’idea diversa per alternare scuola e lavoro

LArticolo di Emma Bubola, 7 gennaio 2019

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Emma Bubola

Un articolo che parla dell’altra faccia, quella stimolante e retribuita, dell’alternanza scuola lavoro all’italiana. Emma Bubola racconta, tramite le esperienze di ragazzi in Italia e all’estero, del «fantasma italiano» dell’apprendistato: rimane l’idea dell’unire il mondo della scuola a quello del lavoro, ma va di pari passo con il duplice obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile e l’abbandono scolastico.

Emma Bubola è tornata in Italia per lavorare ad Open, dopo aver studiato e lavorato in Francia: fotoreporter, ha scritto anche sul New York Times e su Le Monde.

Il suo reportage descrive come sarebbe la sovrapposizione, tra l’istruzione nei banchi di scuola e fuori, offerta dal contratto di apprendistato, ma poco nota e poco sfruttata. Un percorso da valorizzare di più, a vantaggio di tutti (tranne che dell’alternanza scuola-lavoro).

 

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Flavia Amabile, l’epifania dell’Aquila

LArticolo di Flavia Amabile, 6 gennaio 2019

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Flavia Amabile

Un’epifania diversa, quella che racconta Flavia Amabile dall’Aquila. A distanza di 10 anni dal terremoto che colpì la città nell’aprile del 2009, il bilancio che si può tirare è desolato, come il paesaggio fatto di case aperte e abbandonate.

Flavia Amabile, dalla Campania è arrivata a Roma: dopo la gavetta in alcune testate e a Il Mattino, dal 1989 inizia a scrivere su La Stampa, prima a Torino e poi nella capitale. Dalla redazione economica spazia all’attualità, soprattutto, ma anche ai viaggi e alla politica internazionale, che diventeranno argomenti principali dei suoi libri.

L’inchiesta pubblicata oggi in prima pagina è accompagnata dalle interviste del sindaco attuale e quello precedente: si cerca, tra la descrizione del panorama spettrale e le parole delle istituzioni, la colpa di un’ennesima ricostruzione mancata, che deve ancora arrivare, e che ha lasciato sole soprattutto le frazioni limitrofe al centro città.

 

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Letizia Muratori, tra cinema e letteratura

LArticolo di Letizia Muratori, 2 gennaio 2019

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Letizia Muratori

Scrittrice, ma anche giornalista ed esperta di cinema: Letizia Muratori su Rivista Studio si interroga con i suoi lettori sulla nuova frontiera della serie tv interattiva. Dagli episodi dispotici di Black Mirror è infatti nato Bandersnacht in cui lo spettatore è coinvolto a pieno titolo nella creazione dell’opera, in questo caso filmica.

Letizia Muratori, romana, si è laureata in Storia del teatro e alla scrittura dei romanzi ha avvicinato la collaborazione con varie testate giornalistiche.

LArticolo mette sotto i riflettori un nuovo tipo di intrattenimento, forse il «futuro della tv», nato in risposta alla volontà dei destinatari. L’interattività proposta da Netflix cerca di andare incontro all’esigenza e l’aspettativa del fruitore di oggi di essere coinvolto: non solo lo spettatore televisivo, ma anche il lettore. L’idea di opera aperta è nata infatti nel Novecento e continua a prendere forme diverse nel XXI secolo.

Per la tv questo è solo l’inizio e chissà cosa ci si potrà aspettare.

 

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Natalia Ginzburg, l’idea di un mondo migliore

LArticolo di Natalia Ginzburg, 5 maggio 1978

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Natalia Ginzburg

«Alle Brigate rosse, allo scenario infernale che ci sta davanti, la risposta di tutti dovrebbe essere continuare ostinatamente a disegnare e a costruire, nell’onestà, l’idea d’un mondo nuovo e migliore, per quanto remota, irraggiungibile, impossibile essa appaia nella presente realtà devastata», era il 5 maggio del 1978, quattro giorni prima del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, e Natalia Ginzburg scriveva così tentando di spiegare ai politici i pensieri dei «non politici», che «pensano che vi sia un solo e unico modo di far fronte alle Brigate rosse, cercare di mantenere alta e viva nell’animo, finché sia possibile e per quanto ciò sia possibile, la qualità della vita».

Natalia Levi ha vissuto come Ginzburg dopo il primo matrimonio, firmandosi così su tutti i suoi romanzi. La sua scrittura invase anche la carta stampata dei quotidiani: prima l’esperienza ne Il Politecnico e poi La Stampa. Il suo impegno civico, dopo la lotta antifascista, la spinse anche nella politica: nell’83 fu eletta al Parlamento con il partito comunista.

LArticolo racconta la quotidianità e la percezione comune del clima degli anni di piombo, che come altri periodi bui della storia italiana, immerse i cittadini in uno «scenario deserto, uniforme, dotato di una nuda e abbietta mediocrità, nel quale appare estremamente difficile formulare dei pensieri, custodire dei sentimenti, salvare qualcosa che non sia devastato e che non si pieghi alla devastazione».

 

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Vanna Vannuccini, l’Iran di ieri e di oggi

LArticolo di Vanna Vannuccini, 28 dicembre 2018

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Vanna Vannuccini

Un reportage sull’Iran che racconta da vicino la difficoltà di «vivere con le sanzioni» imposte dagli Stati Uniti di Trump.

Inviata della Repubblica da una vita, Vanna Vannuccini è stata corrispondente nella Germania del Muro e nei Balcani durante le guerre. Nel 1973 fu tra le fondatrici del primo giornale femminista in Italia: Effe. 

LArticolo descrive una situazione che ricorda quella delineatasi a seguito delle elezioni del ’97, nelle quali trionfò Khatami. Anche a quel tempo Vannuccini era inviata dall’Iran. L’attuale presidente iraniano Rouhani, come al tempo Khatami, ha goduto per anni di un ampio consenso popolare che è poi drammaticamente calato. Oggi Rouhani si trova a dover affrontare lo scontento dei suoi cittadini che sono gravemente colpiti dalle sanzioni Usa, e, soprattutto, la disillusione dei giovani che dal loro Paese vogliono soltanto fuggire.

 

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Bethan McKernan, reporter dal Medio Oriente

LArticolo di Bethan McKernan, 26 dicembre 2018

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Bethan McKernan

La tensione continua a salire in Siria, dopo l’annuncio del presidente americano di ritirare le truppe Usa dal territorio. Bethan McKernan, corrispondente del The Guardian dalla Turchia e Medio Oriente, dà un quadro del tira e molla in corso sul suolo siriano: da una parte le zone sotto il controllo curdo, dove sono stabilite le forze americane e francesi, e dall’altra i turchi, che vogliono approfittare del vuoto che verrà lasciato dagli Usa per distruggere quello che da loro viene considerato un gruppo terroristico. I curdi infatti, il cui aiuto è stato ben accetto anche per Trump nella lotta contro l’Isis, per il presidente turco Erdogan non sono altro che un’estensione del movimento separatista PKK che combatte per l’indipendenza nell’area tra Turchia, Siria e Iraq.

Bethan McKernan ha lavorato anche per l’Indipendent e l’Associated Press, seguendo il Medio Oriente e riportando da vicino i conflitti che lo scuotono.

 

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Marta Serafini, le mille facce degli Esteri

LArticolo di Marta Serafini, 24 dicembre 2018

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Marta Serafini

Vita da influencer dopo i giorni di gloria: Pamela Anderson e Mahmud Ahmadinejad si riprendono la scena dopo l’epoca di Baywatch per l’attrice e showgirl canadese, e quella della presidenza dell’Iran per il leader politico. Marta Serafini, che lavora alla sezione Esteri del Corriere della Sera, questa volta racconta un’altra faccia della politica straniera, prendendo due esempi di attivismo digitale che travalica le categorie.

La giornalista milanese, oltre ad occuparsi di relazioni internazionali (Maria Giulia che divenne Fatima è il frutto di una conversazione Skype con la prima jihadista italiana), scrive su «La ventisettesima ora», il blog del Corriere della Sera che racconta l’assenza di parità tra uomini e donne, le quali sono costrette ad allungare la propria giornata a 27 ore per conciliare vita personale e ambizioni professionali.

Nell’articolo si sofferma sulla tendenza, incoraggiata dai social network, di ottenere visibilità, fino a conquistare influenza politica. I due esempi, anche se non ancora riusciti, sono Anderson e Ahmadinejad.

 

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Sofia Basso, le porte girevoli di Bruxelles

LArticolo di Sofia Basso, 8 dicembre 2018

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Sofia Basso

Un’inchiesta che va dritta al cuore dell’Unione europea: si infiltra nei suoi uffici e ne racconta i misteriosi meccanismi delle “porte girevoli”. Sofia Basso, giornalista di Left, ha studiato e lavorato in America, e del giornalismo americano ha anche scritto in un libro. Ora in Italia, produce e racconta le inchieste e il modo di farle.

LArticolo pubblicato su FQ Millennium di dicembre svela la realtà dei commissari che rientrano nei palazzi europei dopo aver cambiato veste: dismessa quella delle istituzioni, vengono arruolati dai lobbisti. Colpa di controlli non abbastanza stringenti, ma anche di un endemico contatto tra interesse pubblico e privato.

 

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