Maria Rosa Tomasello, dietro le nubi tossiche

LArticolo di Maria Rosa Tomasello, 18 febbraio 2019

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Maria Rosa Tomasello

Una lista di aree avvelenate dall’inquinamento industriale. Maria Rosa Tomasello racconta i 40 buchi neri sparsi per l’Italia: tra discariche, ex industrie chimiche e veleni in mare.

Dopo aver iniziato molto giovane a collaborare con una casa editrice di Roma, Maria Rosa Tomasello ha viaggiato dalla carta alla radio, per poi tornare alla carta. Ha seguito la cronaca locale e gli scandali della sanità in Abruzzo, ma anche le emergenze internazionali: era a Lampedusa durante i primi arrivi migratori del 2011, e proprio dalla Sicilia ha raccontato in un reportage la situazione dei minori non accompagnati. Ora nella redazione romana de La Stampa si occupa di cronaca nazionale. «Si può trovare una notizia anche nei convegni in apparenza più noiosi», dice la giornalista, «Il mio sforzo è essere sempre rispettosa verso le persone e il loro pensiero e controllare e incrociare il più possibile le fonti».

LArticolo dà un quadro nero della situazione dei siti di interesse nazionale: la loro estensione è pari a quella di Roma e passa per tutta la penisola. Il problema resta quello delle bonifiche, promesse da decenni, e mai iniziate, o quasi. Nel frattempo i soldi destinati al risanamento sono stati dirottati altrove. Se non si inverte la rotta, continuerà ad essere colpita la salute: dell’ambiente e dei cittadini.

 

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Annabelle Timsit, imparare a scuola il fact-checking

LArticolo di Annabelle Timsit, 12 febbraio 2019

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Annabelle Timsit

Uno degli argomenti più inflazionati in questo periodo, a livello sociale ma anche politico, è quello delle fake news. Annabelle Timsit su Quartz va oltre la semplice critica della diffusione odierna di notizie non vere e si concentra sulla radice del problema: la scuola. Sono infatti le nuove generazioni che prima e più di tutti devono essere guidate a una lettura consapevole delle notizie, e solo la scuola può provvedere a una lacuna evidente.

Annabelle Timsit ha lavorato nelle redazioni di Politico e del The Atlantic e ora si occupa di educazione su Quartz. La giornalista, che su Twitter dice di «spiegare l’Europa all’America e viceversa», effettivamente in questo articolo cerca di dare uno spunto alla scuola europea mostrandole la lungimiranza dell’istruzione americana nell’ambito dell’attualità e dell’informazione. Le ricette sono tante, ma l’obiettivo insomma, è quello di rendere i giovani fact-checkers per sé stessi.

 

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Janine di Giovanni e Marie Colvin, la vita in guerra

LArticolo di Janine di Giovanni, 4 dicembre 2018

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Questi giorni si parla dello spot del Washington Post uscito ai Superbowl, e della libertà di stampa: in quel video c’è anche il ricordo di Marie Colvin, inviata di guerra del Sunday Times. Janine di Giovanni, che per molto tempo anche lei lavorò come reporter nei Paesi devastati dalla guerra, butta sulle pagine la concretezza e la crudezza di quello che fu per Marie Colvin vivere, e poi morire, sotto le bombe.

L’articolo di oggi è anche un articolo di ieri, perché nel racconto di Janine di Giovanni si incrociano due vite e due giornaliste. Colvin fu uccisa in Siria nel 2012, e proprio ieri un giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti di Washington ha condannato il Paese di Assad a un enorme risarcimento perché la giornalista fu “specificamente presa di mira a causa della sua professione, allo scopo di mettere a tacere coloro che riferivano del crescente movimento di opposizione nel paese”.

Janine di Giovanni collabora su numerose testate, e nell’articolo scrive della sua vita come reporter di guerra, e di quella della sua collega Marie Colvin, e della scelta, personale o forzata, di allontanarsi dalle bombe.

 

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Cristina Piotti, tra Mumbai e Milano

LArticolo di Cristina Piotti, 1 febbraio 2019

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Cristina Piotti

Mentre in Italia si parla di reddito di cittadinanza, in India il partito d’opposizione gioca come promessa elettorale la creazione di un reddito minimo universale diretto alla smisurata quantità di persone povere presenti nel Paese. Lo riporta Cristina Piotti, in un dossier su Il Fatto Quotidiano.

La giornalista italo-indiana vive tra Milano e Mumbai, raccontando all’una dell’altra. Studi variegati sfociano in una scrittura che spazia dall’economia (scrive su Forbes e Il Sole 24 ore) al giornalismo di viaggio e di cultura.

Nel reportage dalla campagna dello Chhattisgarh, uno Stato contadino dell’India, descrive la situazione del popolo agricolo che sta diventando lo zoccolo di consenso per Rahul Gandhi e il suo partito “Il Congress”. L’obiettivo di Gandhi è di levare lo scettro all’attuale primo ministro Narendra Modi, convincendo le classi più povere di poterle aiutare. Il problema resterebbe il finanziamento per una misura, già di per sé costosa, come il reddito minimo, e ancor di più in un Paese dove dovrebbe rivolgersi al 21,9% degli indiani.

 

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Adele Cambria, il giornalismo è anche personale

LArticolo di Adele Cambria, 5 gennaio 2008

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Adele Cambria

La scrittura di Adele Cambria comparì su Il Giorno, e da quel momento non smise di fuoriuscire limpida e insieme indignata, sulle pagine di giornale. Le sue parole, forti e dirette, erano alimentate dal “personale”, in un momento in cui si lottava perché venisse considerata “politica” anche la propria esperienza.

Man mano che entrava nelle redazioni piene di uomini – «C’è un’esplosione di testosterone in tutte le redazioni che sono costretta a frequentare: mi sembra di vederlo schizzare e spiaccicarsi sui muri, lo sperma dell’altra metà (minoritaria per numeri) del genere umano» diceva – si discostava dalle colonne di costume per entrare nel giornalismo politico, che per lei non poteva che essere femminista. Per questo, tra L’Espresso, Il Messaggero, Il Mondo, e L’Unità, la sua scrittura fu ancora più sé stessa su Effe e su Noi Donne, riviste femministe che iniziarono a cambiare il modo di vedere a partire dalle lettrici. Un giornalismo imprescindibilmente legato all’essere donna e all’esserlo insieme: con Oriana Fallaci, Camilla Cederna, Dacia Maraini.

LArticolo, pubblicato nel 2008 su L’Unità, ripercorre le tappe di una legge, la 194 sull’aborto, arrivata in ritardo per tante donne. È un racconto da vicino di un’Italia “delle mammane”, che Cambria visse in prima persona, e di cui parla giornalisticamente: il personale nel suo giornalismo è un tocco in più.

 

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Claudia Fanti, l’America Latina dei Bolsonaro

LArticolo di Claudia Fanti, 24 gennaio 2019

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Claudia Fanti

Mentre si parla di America Latina per la situazione in Venezuela, Claudia Fanti riporta alla memoria Marielle Franco, l’attivista per i diritti umani uccisa a marzo nel Brasile di Michel Temer.

Claudia Fanti collabora come giornalista a varie testate, e scrive su Adista e Il Manifesto. Si occupa di America Latina, dei suoi flussi sociali e religiosi.

Questa mattina la polizia brasiliana ha arrestato cinque persone: sono anche sospettate di aver ucciso Marielle Franco. Uno degli uomini finiti in manette è legato al nome di Flavio Bolsonaro, primogenito del presidente e senatore. I legami tra Bolsonaro e la criminalità organizzata di Rio de Janeiro, a detta di Fanti, erano già noti nel periodo di campagna elettorale, ma la stampa non li aveva messi in luce paralizzata dalla preoccupazione di una possibile vittoria del candidato di estrema destra.

 

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Patrizia De Rubertis, pillole di economia

LArticolo di Patrizia De Rubertis, 21 gennaio 2019

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Patrizia De Rubertis

Tra i tanti punti della manovra, Patrizia De Rubertis ne racconta uno lasciato nel dimenticatoio. Il fondo di garanzia sulla prima casa, un’agevolazione rivolta a chi non ha la disponibilità e la credibilità di fronte alle banche per aprire un mutuo, non è stato rifinanziato.

Patrizia De Rubertis, giornalista a Il Fatto Quotidiano, scrive di economia ma anche di sport e politica. Ha lavorato in televisione (Skytg24, Rai, La7), ma anche su carta stampata e web.

LArticolo scioglie la storia intricata del fondo di garanzia: istituito nel 2011, la sua vera attivazione è avvenuta nel 2015 e ha riscosso successo crescente, sia dal punto di vista delle richieste, che per lo Stato: solo per 14 finanziamenti è scattata la garanzia statale.

 

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Irene Brin, il giornalismo che cade a pennello

LArticolo di Irene Brin, 2 agosto 1956

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Irene Brin

Maria Vittoria Rossi divenne Irene Brin sulle pagine di Omnibus. Nel corso del tempo, e delle testate giornalistiche, si firmò con altri pseudonimi: fu Mariù da più giovane su Il Lavoro, e poi impersonò come Contessa Clara una nobildonna dispensatrice di galateo di moda.

Prima in Italia a collaborare alla rivista newyorkese Harper’s Bazaar, riempiva di stoffa, colori, e occhio esperto, le pagine di moda raccontandone le tendenze. Il suo giornalismo di costume le cadeva a pennello rendendola modello di eleganza del Made in Italy.

Con il marito Gaspero del Corso, viaggiò tantissimo e curò una galleria d’arte che divenne punto di ritrovo della cultura della Roma anni Cinquanta: “L’Obelisco”.

LArticolo su Il Giornale d’Italia è un esempio della sua cronaca di moda che alle “chiacchiere” seppe mescolare narrativa e satira in un dipinto perfetto.

 

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Linda Geddes, attualizzare i buoni propositi

LArticolo di Linda Geddes, 2 gennaio 2019

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Linda Geddes

«Una guida scientifica ai propositi che davvero valgono lo sforzo», lo scrive Linda Geddes sul New Scientist, dando una nuova versione dei soliti buoni propositi per l’anno nuovo. Una prospettiva più ricercata per ogni tema inflazionato.

Linda Geddes è una giornalista britannica laureata in biologia cellulare che scrive su varie testate (BBC, The Guardian, Nature, The Observer) parlando di «scienza sessuale, morte e tutto quello che c’è in mezzo». Ha ricevuto dall’Associazione britannica di scrittori di scienza il premio per “Miglior giornalismo investigativo”.

LArticolo è positivo e attivo, e soprattutto, concreto e incoraggiante.

 

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Emma Bubola, un’idea diversa per alternare scuola e lavoro

LArticolo di Emma Bubola, 7 gennaio 2019

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Emma Bubola

Un articolo che parla dell’altra faccia, quella stimolante e retribuita, dell’alternanza scuola lavoro all’italiana. Emma Bubola racconta, tramite le esperienze di ragazzi in Italia e all’estero, del «fantasma italiano» dell’apprendistato: rimane l’idea dell’unire il mondo della scuola a quello del lavoro, ma va di pari passo con il duplice obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile e l’abbandono scolastico.

Emma Bubola è tornata in Italia per lavorare ad Open, dopo aver studiato e lavorato in Francia: fotoreporter, ha scritto anche sul New York Times e su Le Monde.

Il suo reportage descrive come sarebbe la sovrapposizione, tra l’istruzione nei banchi di scuola e fuori, offerta dal contratto di apprendistato, ma poco nota e poco sfruttata. Un percorso da valorizzare di più, a vantaggio di tutti (tranne che dell’alternanza scuola-lavoro).

 

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