Karima Moual, l’Italia multietnica

LArticolo di Karima Moual, 7 giugno 2019 

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Uno sguardo sull’Italia multietnica. Karima Moual scrive di «quei migranti sedotti dagli slogan della Lega». Un fenomeno che ancora non ha dati precisi ma che racconta uno scontento e una paura diffusa anche tra chi è stato migrante e ha rincorso l’integrazione e l’accoglienza in un altro Paese.

Karima Moual è nata e vissuta in Marocco mentre i genitori erano emigrati in Italia. Lei è arrivata a 9 anni. Si è laureata a Roma, dove è entrata nel mondo del giornalismo. Ha iniziato a scrivere sul primo giornale dedicato ai temi dell’immigrazione del Gruppo Espresso, per poi spaziare tra quotidiani cartacei e informazione televisiva. Articoli, documentari e incontri: utilizza qualunque mezzo per parlare in più lingue del mondo arabo, dell’immigrazione e dell’Italia multietnica.

LArticolo dà voce a molte persone che sono arrivate da Tunisia e Marocco da migranti. Di età, genere, lingue diverse all’unisono si dichiarano contrari all’immigrazione. E la seconda generazione, simbolo di cambiamento, vuole risposte più concrete al bisogno di integrazione.

 

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Maria Rosa Tomasello, dietro le nubi tossiche

LArticolo di Maria Rosa Tomasello, 18 febbraio 2019

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Maria Rosa Tomasello

Una lista di aree avvelenate dall’inquinamento industriale. Maria Rosa Tomasello racconta i 40 buchi neri sparsi per l’Italia: tra discariche, ex industrie chimiche e veleni in mare.

Dopo aver iniziato molto giovane a collaborare con una casa editrice di Roma, Maria Rosa Tomasello ha viaggiato dalla carta alla radio, per poi tornare alla carta. Ha seguito la cronaca locale e gli scandali della sanità in Abruzzo, ma anche le emergenze internazionali: era a Lampedusa durante i primi arrivi migratori del 2011, e proprio dalla Sicilia ha raccontato in un reportage la situazione dei minori non accompagnati. Ora nella redazione romana de La Stampa si occupa di cronaca nazionale. «Si può trovare una notizia anche nei convegni in apparenza più noiosi», dice la giornalista, «Il mio sforzo è essere sempre rispettosa verso le persone e il loro pensiero e controllare e incrociare il più possibile le fonti».

LArticolo dà un quadro nero della situazione dei siti di interesse nazionale: la loro estensione è pari a quella di Roma e passa per tutta la penisola. Il problema resta quello delle bonifiche, promesse da decenni, e mai iniziate, o quasi. Nel frattempo i soldi destinati al risanamento sono stati dirottati altrove. Se non si inverte la rotta, continuerà ad essere colpita la salute: dell’ambiente e dei cittadini.

 

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Flavia Amabile, l’epifania dell’Aquila

LArticolo di Flavia Amabile, 6 gennaio 2019

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Flavia Amabile

Un’epifania diversa, quella che racconta Flavia Amabile dall’Aquila. A distanza di 10 anni dal terremoto che colpì la città nell’aprile del 2009, il bilancio che si può tirare è desolato, come il paesaggio fatto di case aperte e abbandonate.

Flavia Amabile, dalla Campania è arrivata a Roma: dopo la gavetta in alcune testate e a Il Mattino, dal 1989 inizia a scrivere su La Stampa, prima a Torino e poi nella capitale. Dalla redazione economica spazia all’attualità, soprattutto, ma anche ai viaggi e alla politica internazionale, che diventeranno argomenti principali dei suoi libri.

L’inchiesta pubblicata oggi in prima pagina è accompagnata dalle interviste del sindaco attuale e quello precedente: si cerca, tra la descrizione del panorama spettrale e le parole delle istituzioni, la colpa di un’ennesima ricostruzione mancata, che deve ancora arrivare, e che ha lasciato sole soprattutto le frazioni limitrofe al centro città.

 

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Natalia Ginzburg, l’idea di un mondo migliore

LArticolo di Natalia Ginzburg, 5 maggio 1978

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Natalia Ginzburg

«Alle Brigate rosse, allo scenario infernale che ci sta davanti, la risposta di tutti dovrebbe essere continuare ostinatamente a disegnare e a costruire, nell’onestà, l’idea d’un mondo nuovo e migliore, per quanto remota, irraggiungibile, impossibile essa appaia nella presente realtà devastata», era il 5 maggio del 1978, quattro giorni prima del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, e Natalia Ginzburg scriveva così tentando di spiegare ai politici i pensieri dei «non politici», che «pensano che vi sia un solo e unico modo di far fronte alle Brigate rosse, cercare di mantenere alta e viva nell’animo, finché sia possibile e per quanto ciò sia possibile, la qualità della vita».

Natalia Levi ha vissuto come Ginzburg dopo il primo matrimonio, firmandosi così su tutti i suoi romanzi. La sua scrittura invase anche la carta stampata dei quotidiani: prima l’esperienza ne Il Politecnico e poi La Stampa. Il suo impegno civico, dopo la lotta antifascista, la spinse anche nella politica: nell’83 fu eletta al Parlamento con il partito comunista.

LArticolo racconta la quotidianità e la percezione comune del clima degli anni di piombo, che come altri periodi bui della storia italiana, immerse i cittadini in uno «scenario deserto, uniforme, dotato di una nuda e abbietta mediocrità, nel quale appare estremamente difficile formulare dei pensieri, custodire dei sentimenti, salvare qualcosa che non sia devastato e che non si pieghi alla devastazione».

 

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Nadia Ferrigo, i Little Data non sono fruttuosi

LArticolo di Nadia Ferrigo, 10 dicembre 2018

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Nadia Ferrigo in redazione

Sulla prima de La Stampa di oggi Nadia Ferrigo racconta da un’altra prospettiva il rapporto tra utente e colosso tecnologico sul fronte privacy.

Giornalista del quotidiano torinese, in redazione si occupa anche del settimanale Origami e del podcast NarraVita. Laureata in giurisprudenza, ha scelto la strada dell’informazione: scrive di diritti, donne e civili. Insieme a Raphaël Zanotti ha costruito un reportage utilizzando il giornalismo partecipativo per raccogliere le testimonianze di alcune tra le tante donne che hanno subito violenza senza mai denunciare: i racconti fanno riflettere sulle ragioni di questi silenzi. Istantanee è la sua rubrica settimanale di scatti dal mondo.

Nell’inchiesta pubblicata questa mattina, parla di un nuovo fenomeno crescente: quello delle app che promettono facili guadagni in cambio di dati personali. «Il Data è il petrolio del nostro tempo, ma solo se è Big», e per questo il lavoro svolto dalle start-up si trasforma in un abuso senza un’effettiva ricompensa: l’utente rinuncia a godere del proprio diritto alla privacy senza godere di un guadagno.

 

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