Marina Forti, storie quotidiane di ambiente

LArticolo di Marina Forti, 13 maggio 2019

Marina Forti.jpg

Un incubo sotto casa. È quello che la discarica di via Salaria rappresenta per i cittadini romani che vedono e respirano i resti dell’impianto tmb. Marina Forti scrive un lungo racconto della “crisi dei rifiuti”, raccogliendo voci, promesse e fatti.

Marina Forti ha viaggiato per il mondo prima da inviata e poi da caposervizio, riempiendo le pagine de Il Manifesto di reportage dall’Iran, dall’Asia meridionale e dalle Americhe. Terraterra, prima rubrica sul quotidiano e poi blog, racconta «storie quotidiane di ambiente e conflitti per le risorse naturali».

LArticolo accende i fari su un tema che spesso conquista le prime pagine dei giornali, per poi tornare nell’oscurità: i rifiuti, che, nel racconto di Marina Forti non creano solo e tanto un problema logistico ma ingombrano direttamente le vite quotidiane dei cittadini.

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

copyright: immagine 1, immagine 2, immagine 3

Catherine Cornet, tra giornalismo e ricerca universitaria

LArticolo di Catherine Cornet, 25 febbraio 2019

Catherine_Cornet.jpg

Catherine Cornet

«Una Babele dei jihadisti tutta al femminile» quella che fa parlare i media internazionali in queste ultime settimane. Catherine Cornet nell’articolo approfondisce la questione delle donne che si sono arruolate all’Isis.

Storie non solo delle mogli o “casalinghe dell’Is” ma anche di ragazze fuggite molto giovani dai propri paesi perché affascinate e catturate dalla dottrina jihadista. Oggi quelle donne e i loro bambini sono in balia degli eventi, in una Siria dove Daesh continua a perdere terreno. Fingere di non ascoltare queste persone che chiedono di tornare a casa sta diventando un problema, non solo di diritto internazionale.

Catherine Cornet è una giornalista e ricercatrice francese. I suoi studi e la sua scrittura si intrecciano sulla passione per la cultura e la politica del Medio Oriente. Collabora con Internazionale e varie testate giornalistiche del suo Paese. Come ricercatrice ha viaggiato in tutta l’Europa tra diverse università: ora insegna all’Università americana di Roma. Ha lavorato per la Commissione europea sul processo di pace in Medio Oriente.

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

Janine di Giovanni e Marie Colvin, la vita in guerra

LArticolo di Janine di Giovanni, 4 dicembre 2018

Internazionale.png

Questi giorni si parla dello spot del Washington Post uscito ai Superbowl, e della libertà di stampa: in quel video c’è anche il ricordo di Marie Colvin, inviata di guerra del Sunday Times. Janine di Giovanni, che per molto tempo anche lei lavorò come reporter nei Paesi devastati dalla guerra, butta sulle pagine la concretezza e la crudezza di quello che fu per Marie Colvin vivere, e poi morire, sotto le bombe.

L’articolo di oggi è anche un articolo di ieri, perché nel racconto di Janine di Giovanni si incrociano due vite e due giornaliste. Colvin fu uccisa in Siria nel 2012, e proprio ieri un giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti di Washington ha condannato il Paese di Assad a un enorme risarcimento perché la giornalista fu “specificamente presa di mira a causa della sua professione, allo scopo di mettere a tacere coloro che riferivano del crescente movimento di opposizione nel paese”.

Janine di Giovanni collabora su numerose testate, e nell’articolo scrive della sua vita come reporter di guerra, e di quella della sua collega Marie Colvin, e della scelta, personale o forzata, di allontanarsi dalle bombe.

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

copyright: immagine 1, immagine 2, immagine 3

Linda Geddes, attualizzare i buoni propositi

LArticolo di Linda Geddes, 2 gennaio 2019

linda_geddes.jpg

Linda Geddes

«Una guida scientifica ai propositi che davvero valgono lo sforzo», lo scrive Linda Geddes sul New Scientist, dando una nuova versione dei soliti buoni propositi per l’anno nuovo. Una prospettiva più ricercata per ogni tema inflazionato.

Linda Geddes è una giornalista britannica laureata in biologia cellulare che scrive su varie testate (BBC, The Guardian, Nature, The Observer) parlando di «scienza sessuale, morte e tutto quello che c’è in mezzo». Ha ricevuto dall’Associazione britannica di scrittori di scienza il premio per “Miglior giornalismo investigativo”.

LArticolo è positivo e attivo, e soprattutto, concreto e incoraggiante.

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

copyright: immagine 1, immagine 2, immagine 3

Amira Hass e la quotidianità nei territori palestinesi

LArticolo di Amira Hass, 23 novembre 2018

amira-hass.1228200654-300x199.jpg

Amira Hass davanti al suo computer

 

«È giunto il momento di cambiare abito», così scrive Amira Hass nell’ultimo pezzo della sua rubrica su Internazionale pubblicato il 23 novembre. Scrittrice e giornalista israeliana, è corrispondente per il quotidiano Ha’aretz nei territori occupati. Per 18 anni ha raccontato dalle pagine del settimanale italiano la situazione nei territori palestinesi.

Per le sue idee strenuamente contrarie alla politica di Tel Aviv, è stata anche arrestata due volte dalla polizia israeliana. Nella sua rubrica ha testimoniato insistentemente una quotidianità difficile da raccontare, ora la chiude tirando le fila in un «triste riassunto di venticinque anni di osservazioni sul campo»: per Amira Hass è la delusione umana dell’immutabilità nei rapporti tra Israele e Palestina. Il fatto che i suoi connazionali siano arrivati a screditare il premier Benjamin Netanyahu perché, promettendo solo che «la guerra resta una possibilità», ha attenuato il suo tipico atteggiamento estremista, è stato sentito dalla giornalista come una sconfitta personale.

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

copyright: immagine 1, immagine 2, immagine 3