Catherine Cornet, tra giornalismo e ricerca universitaria

LArticolo di Catherine Cornet, 25 febbraio 2019

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Catherine Cornet

«Una Babele dei jihadisti tutta al femminile» quella che fa parlare i media internazionali in queste ultime settimane. Catherine Cornet nell’articolo approfondisce la questione delle donne che si sono arruolate all’Isis.

Storie non solo delle mogli o “casalinghe dell’Is” ma anche di ragazze fuggite molto giovani dai propri paesi perché affascinate e catturate dalla dottrina jihadista. Oggi quelle donne e i loro bambini sono in balia degli eventi, in una Siria dove Daesh continua a perdere terreno. Fingere di non ascoltare queste persone che chiedono di tornare a casa sta diventando un problema, non solo di diritto internazionale.

Catherine Cornet è una giornalista e ricercatrice francese. I suoi studi e la sua scrittura si intrecciano sulla passione per la cultura e la politica del Medio Oriente. Collabora con Internazionale e varie testate giornalistiche del suo Paese. Come ricercatrice ha viaggiato in tutta l’Europa tra diverse università: ora insegna all’Università americana di Roma. Ha lavorato per la Commissione europea sul processo di pace in Medio Oriente.

 

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Camilla Cederna, penna dell’indignazione

LArticolo di Camilla Cederna, 21 dicembre 1969

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Camilla Cederna alla sua scrivania

«C’è già molta gente intorno al grigio palazzo su cui spicca in lettere luminose la gran scritta “Banca Nazionale dell’Agricoltura”; tutto affumicato, cioè grigio e nero il pianoterra. Ma c’è molto rosso anche qui sul grigio e sul nero, che dal marciapiede, lento e vischioso, cola giù il sangue» questo il tratteggio con cui Camilla Cederna su L’Espresso descriveva la strage inenarrabile avvenuta il 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana, «al posto del tavolo ora c’è una voragine che ha inghiottito più d’un corpo; di un morto non si trovava più la testa, c’è un giovane che non si è fatto niente ma tra la giacca e il pullover si è trovato dei pezzetti di carne altrui».

Il 15 dicembre i funerali dei 17 morti, ad avvolgere i quali «per l’ultima volta, calando spessa sulle bare è stata la loro grigia nebbia padana che fin dall’infanzia d’inverno li ha sempre accompagnati». Quello stesso giorno il corpo senza vita di Pinelli. Inizia per Cederna un lavoro di inchiesta senza sosta. È un momento della storia in cui al giornalismo si chiede di tenerne la cronaca giorno per giorno. Camilla Cederna si sposta dal giornalismo di costume a una scrittura di impegno politico.

Della borghesia milanese per nascita, la sua penna da cronista non risparmiò nessuno:  «Tutto m’indigna oggi, il processo di decomposizione sociale che attraversa il nostro Paese, il cinismo sprezzante dei nostri uomini politici… Da noi il nemico primo della libertà è il potere. Guai a chi perde la capacità di indignarsi. Chi non ha sdegno non ha ingegno».

 

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Nadia Ferrigo, i Little Data non sono fruttuosi

LArticolo di Nadia Ferrigo, 10 dicembre 2018

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Nadia Ferrigo in redazione

Sulla prima de La Stampa di oggi Nadia Ferrigo racconta da un’altra prospettiva il rapporto tra utente e colosso tecnologico sul fronte privacy.

Giornalista del quotidiano torinese, in redazione si occupa anche del settimanale Origami e del podcast NarraVita. Laureata in giurisprudenza, ha scelto la strada dell’informazione: scrive di diritti, donne e civili. Insieme a Raphaël Zanotti ha costruito un reportage utilizzando il giornalismo partecipativo per raccogliere le testimonianze di alcune tra le tante donne che hanno subito violenza senza mai denunciare: i racconti fanno riflettere sulle ragioni di questi silenzi. Istantanee è la sua rubrica settimanale di scatti dal mondo.

Nell’inchiesta pubblicata questa mattina, parla di un nuovo fenomeno crescente: quello delle app che promettono facili guadagni in cambio di dati personali. «Il Data è il petrolio del nostro tempo, ma solo se è Big», e per questo il lavoro svolto dalle start-up si trasforma in un abuso senza un’effettiva ricompensa: l’utente rinuncia a godere del proprio diritto alla privacy senza godere di un guadagno.

 

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Gioconda Belli, parlare di un Paese dilaniato

LArticolo di Gioconda Belli, 17 giugno 2018

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Gioconda Belli

In Nicaragua si sta consumando una guerra civile figlia di quella che agitò il Paese negli anni Settanta e oltre. Gioconda Belli, scrittrice e giornalista nicaraguense, combatté nel Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale contro la dittatura di Somoza: per questo fu anche esiliata. Ha raccontato la drammaticità della storia del suo Nicaragua e della sua esperienza in molti libri, nei quali ha saputo mescolare il reportage giornalistico con la narrazione del romanzo. Oggi vede il suo Paese dilaniato dal regime di Daniel Ortega e Rosaria Murillo, due compagni nella battaglia contro Somoza che, saliti al potere, giorno dopo giorno hanno ridato forma dittatoriale alla conquistata democrazia.

«Hai scritto la pagina più nera nella storia del FSLN, hai sporcato la sua eredità, sei tornata ad uccidere tutti gli eroi e i martiri che hanno lottato perché in Nicaragua non ci fosse un’altra dittatura», scrive Gioconda Belli nella “Lettera aperta a Rosario Murillo”, gettando sulla carta tutta la sua rabbia per un progetto profanato.

 

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Alba de Céspedes, dare corpo e voce «all’Italia che esiste»

LArticolo di Alba de Céspedes, settembre 1944

 

 

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Alba de Céspedes alla scrivania

«E noi sappiamo bene che una voce dell’Italia esiste – di un’Italia ancora tutta piagata, dolorante, minacciata – una voce che è nuova per i nostri amici, per i nostri nemici, e, forse, per noi stessi» con queste parole Alba de Céspedes apriva il primo numero, nel settembre del 1944, della rivista “Mercurio. Mensile di politica, arte e scienza”. Dopo aver dato voce alla resistenza in Radio Bari, questo mensile era per Alba de Céspedes un modo con cui dare corpo alla ricostruzione in una Roma appena liberata. Il progetto visse fino al ’48, e tra le sue pagine ospitò Sibilla Aleramo, Alberto Moravia, Paola Masino, Eugenio Montale, e molti altre e altri.

Legata a Parigi, dove morì nel ’97, Alba de Céspedes ebbe sempre un viscerale attaccamento a Cuba, patria del nonno iniziatore della prima rivolta contro gli spagnoli: “Con gran Amor” nominò la raccolta, mai completata, dove si intrecciano la storia della sua famiglia e quella di Cuba.

Nell’articolo racconta gli obiettivi della nuova rivista: ritrovare, più che costruire, le basi da cui far nascere informazione, discussione, ripensamenti che con il totalitarismo mussoliniano erano taciuti in «una vita subacquea» fatta di «silenzio ottuso»; dimostrare che anche «la notte ha il suo firmamento stellato» fatto dei «valori autentici dello spirito italiano».

 

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