Alba de Céspedes, dare corpo e voce «all’Italia che esiste»

LArticolo di Alba de Céspedes, settembre 1944

 

 

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Alba de Céspedes alla scrivania

«E noi sappiamo bene che una voce dell’Italia esiste – di un’Italia ancora tutta piagata, dolorante, minacciata – una voce che è nuova per i nostri amici, per i nostri nemici, e, forse, per noi stessi» con queste parole Alba de Céspedes apriva il primo numero, nel settembre del 1944, della rivista “Mercurio. Mensile di politica, arte e scienza”. Dopo aver dato voce alla resistenza in Radio Bari, questo mensile era per Alba de Céspedes un modo con cui dare corpo alla ricostruzione in una Roma appena liberata. Il progetto visse fino al ’48, e tra le sue pagine ospitò Sibilla Aleramo, Alberto Moravia, Paola Masino, Eugenio Montale, e molti altre e altri.

Legata a Parigi, dove morì nel ’97, Alba de Céspedes ebbe sempre un viscerale attaccamento a Cuba, patria del nonno iniziatore della prima rivolta contro gli spagnoli: “Con gran Amor” nominò la raccolta, mai completata, dove si intrecciano la storia della sua famiglia e quella di Cuba.

Nell’articolo racconta gli obiettivi della nuova rivista: ritrovare, più che costruire, le basi da cui far nascere informazione, discussione, ripensamenti che con il totalitarismo mussoliniano erano taciuti in «una vita subacquea» fatta di «silenzio ottuso»; dimostrare che anche «la notte ha il suo firmamento stellato» fatto dei «valori autentici dello spirito italiano».

 

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