LArticolo di Anna Politkovskaja, 16 gennaio 2003

Anna Politkovskaja, scatto dalla redazione di Novaja Gazeta
«La cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare». Così scriveva Anna Politkovskaja poco prima di essere uccisa da un commando armato nell’ascensore del suo palazzo a Mosca il 7 ottobre del 2006. Giornalista e reporter russa, dal 1999 inviata in Cecenia per il giornale indipendente Novaja Gazeta, dove lavorerà fino al giorno della sua morte.
In più di 200 articoli la reporter ha denunciato l’operato russo nelle repubbliche separatiste. Spettatrice e allo stesso tempo partecipe dei massacri inferti alla popolazione civile, denuncia e si oppone fermamente al governo di Putin e alla politica dei primi ministri ceceni sostenuti da Mosca. All’inizio del 2001, catturata da un gruppo di militari russi, viene rinchiusa in una buca sotterranea e spaventata con una finta esecuzione. Il filosofo e attivista per i diritti umani André Glucksmann dice di lei: «Sensibile al dolore delle persone oppresse, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento».
Sulla Cecenia stava lavorando anche negli ultimi mesi prima della sua morte.
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LArticolo di questa volta è stato commentato e raccontato da Giada Giorgi. Andatela a trovare anche sul suo blog! https://artemisiablogg.wordpress.com


