Dacia Maraini, sentinella dell’attualità

LArticolo di Dacia Maraini, 5 marzo 2019

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Un’America senza buon senso, quella descritta nell’articolo da Dacia Maraini, irriducibile osservatrice critica dell’attualità. Giornalista e scrittrice, non ha mai fatto distinzione tra gli spazi di scrittura, lasciando che la sua penna conquistasse il lettore del quotidiano, l’appassionato di romanzi e anche il lettore digitale.

Ha iniziato pubblicando dei racconti su delle riviste degli anni Cinquanta, tra cui Il Mondo, e poi ha lasciato che la sua scrittura riversasse in interi libri le memorie di un’infanzia vissuta sotto la guerra e della detenzione con la famiglia in un campo di concentramento giapponese. Dagli anni ’90 la sua penna diventa ancora più tagliente nello scarnificare i temi sociali, in primis la violenza sulle donne: si fa espressione di un impegno civile da sempre vivo e attivo tra teatro, conferenze e scrittura di tutti i tipi. Con Alberto Moravia, suo compagno per molti anni, viaggiò in tutto il mondo: «Viaggiare e scrivere, due facce della stessa medaglia. La scrittura è una forma di viaggio, così come il viaggio è una forma di conoscenza, come entrare in un racconto e farlo proprio. Un racconto è il viaggio del pensiero, il viaggio è il racconto di una scoperta».

Oggi continua a fare da sentinella dell’attualità e sottolinea il rischio storico di una regressione che sta pervadendo l’America e non solo.

 

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Natalia Ginzburg, l’idea di un mondo migliore

LArticolo di Natalia Ginzburg, 5 maggio 1978

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Natalia Ginzburg

«Alle Brigate rosse, allo scenario infernale che ci sta davanti, la risposta di tutti dovrebbe essere continuare ostinatamente a disegnare e a costruire, nell’onestà, l’idea d’un mondo nuovo e migliore, per quanto remota, irraggiungibile, impossibile essa appaia nella presente realtà devastata», era il 5 maggio del 1978, quattro giorni prima del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, e Natalia Ginzburg scriveva così tentando di spiegare ai politici i pensieri dei «non politici», che «pensano che vi sia un solo e unico modo di far fronte alle Brigate rosse, cercare di mantenere alta e viva nell’animo, finché sia possibile e per quanto ciò sia possibile, la qualità della vita».

Natalia Levi ha vissuto come Ginzburg dopo il primo matrimonio, firmandosi così su tutti i suoi romanzi. La sua scrittura invase anche la carta stampata dei quotidiani: prima l’esperienza ne Il Politecnico e poi La Stampa. Il suo impegno civico, dopo la lotta antifascista, la spinse anche nella politica: nell’83 fu eletta al Parlamento con il partito comunista.

LArticolo racconta la quotidianità e la percezione comune del clima degli anni di piombo, che come altri periodi bui della storia italiana, immerse i cittadini in uno «scenario deserto, uniforme, dotato di una nuda e abbietta mediocrità, nel quale appare estremamente difficile formulare dei pensieri, custodire dei sentimenti, salvare qualcosa che non sia devastato e che non si pieghi alla devastazione».

 

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