Alessandra Ziniti, un faro acceso

LArticolo di Alessandra Ziniti, 28 marzo 2019

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Il porto aperto d’Italia. Lampedusa resta l’approdo di una serie di sbarchi fantasma, negati e rinnegati dalla politica. Lo racconta Alessandra Ziniti, inviata di Repubblica che spiega come oggi il faro dell’attenzione mediatica e umanitaria sull’isola siciliana si sia spento nuovamente.

Alessandra Ziniti da sempre segue inchieste dalla Sicilia: mafia, cronaca e tutto quello che vi sta in mezzo. Nel 2008 ha vinto il Premio come cronista dell’anno insieme a Francesco Viviano. Per aver raccontato le storie di donne uccise dalla violenza per il loro coraggio (nel libro Il coraggio delle donne) è stata premiata con la targa Molinello al giornalismo.

«Un Mediterraneo senza più occhi» è quello che Ziniti oggi racconta nel suo reportage attraverso le storie di naufragi e sbarchi tenuti nel silenzio.

 

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Virginia Della Sala, carta e penna anche alle urne?

LArticolo di Virginia Della Sala, 13 marzo 2019Virginia Della Sala

Voto elettronico, voto digitale o voto alla vecchia maniera matita e cartoncino come in Italia. Virginia Della Sala prende spunto dal riaccendersi del dibattito su quale modalità di votazione offrire ai cittadini in Italia e racconta le abitudini degli altri Paesi.

Giornalista irpina, ha fatto la sua gavetta tra testate locali, Repubblica e Huffington Post, fino ad approdare a Il Fatto Quotidiano. Si occupa di ambiente, digitale e tecnologia ma anche di «problemi reali».

LArticolo analizza i sistemi di voto in vigore dall’Olanda, agli Usa, alla Svizzera cercando di trovare un’omogeneità nei risultati che sembra non esserci. Negli Stati Uniti il voto elettronico ha mostrato molte falle in quanto a sicurezza, e solo in Estonia sembra aver fatto aumentare il dato dell’affluenza alle urne in modo considerevole. Il dibattito è ancora in corso.

 

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Dacia Maraini, sentinella dell’attualità

LArticolo di Dacia Maraini, 5 marzo 2019

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Un’America senza buon senso, quella descritta nell’articolo da Dacia Maraini, irriducibile osservatrice critica dell’attualità. Giornalista e scrittrice, non ha mai fatto distinzione tra gli spazi di scrittura, lasciando che la sua penna conquistasse il lettore del quotidiano, l’appassionato di romanzi e anche il lettore digitale.

Ha iniziato pubblicando dei racconti su delle riviste degli anni Cinquanta, tra cui Il Mondo, e poi ha lasciato che la sua scrittura riversasse in interi libri le memorie di un’infanzia vissuta sotto la guerra e della detenzione con la famiglia in un campo di concentramento giapponese. Dagli anni ’90 la sua penna diventa ancora più tagliente nello scarnificare i temi sociali, in primis la violenza sulle donne: si fa espressione di un impegno civile da sempre vivo e attivo tra teatro, conferenze e scrittura di tutti i tipi. Con Alberto Moravia, suo compagno per molti anni, viaggiò in tutto il mondo: «Viaggiare e scrivere, due facce della stessa medaglia. La scrittura è una forma di viaggio, così come il viaggio è una forma di conoscenza, come entrare in un racconto e farlo proprio. Un racconto è il viaggio del pensiero, il viaggio è il racconto di una scoperta».

Oggi continua a fare da sentinella dell’attualità e sottolinea il rischio storico di una regressione che sta pervadendo l’America e non solo.

 

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Catherine Cornet, tra giornalismo e ricerca universitaria

LArticolo di Catherine Cornet, 25 febbraio 2019

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Catherine Cornet

«Una Babele dei jihadisti tutta al femminile» quella che fa parlare i media internazionali in queste ultime settimane. Catherine Cornet nell’articolo approfondisce la questione delle donne che si sono arruolate all’Isis.

Storie non solo delle mogli o “casalinghe dell’Is” ma anche di ragazze fuggite molto giovani dai propri paesi perché affascinate e catturate dalla dottrina jihadista. Oggi quelle donne e i loro bambini sono in balia degli eventi, in una Siria dove Daesh continua a perdere terreno. Fingere di non ascoltare queste persone che chiedono di tornare a casa sta diventando un problema, non solo di diritto internazionale.

Catherine Cornet è una giornalista e ricercatrice francese. I suoi studi e la sua scrittura si intrecciano sulla passione per la cultura e la politica del Medio Oriente. Collabora con Internazionale e varie testate giornalistiche del suo Paese. Come ricercatrice ha viaggiato in tutta l’Europa tra diverse università: ora insegna all’Università americana di Roma. Ha lavorato per la Commissione europea sul processo di pace in Medio Oriente.

 

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Maria Rosa Tomasello, dietro le nubi tossiche

LArticolo di Maria Rosa Tomasello, 18 febbraio 2019

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Maria Rosa Tomasello

Una lista di aree avvelenate dall’inquinamento industriale. Maria Rosa Tomasello racconta i 40 buchi neri sparsi per l’Italia: tra discariche, ex industrie chimiche e veleni in mare.

Dopo aver iniziato molto giovane a collaborare con una casa editrice di Roma, Maria Rosa Tomasello ha viaggiato dalla carta alla radio, per poi tornare alla carta. Ha seguito la cronaca locale e gli scandali della sanità in Abruzzo, ma anche le emergenze internazionali: era a Lampedusa durante i primi arrivi migratori del 2011, e proprio dalla Sicilia ha raccontato in un reportage la situazione dei minori non accompagnati. Ora nella redazione romana de La Stampa si occupa di cronaca nazionale. «Si può trovare una notizia anche nei convegni in apparenza più noiosi», dice la giornalista, «Il mio sforzo è essere sempre rispettosa verso le persone e il loro pensiero e controllare e incrociare il più possibile le fonti».

LArticolo dà un quadro nero della situazione dei siti di interesse nazionale: la loro estensione è pari a quella di Roma e passa per tutta la penisola. Il problema resta quello delle bonifiche, promesse da decenni, e mai iniziate, o quasi. Nel frattempo i soldi destinati al risanamento sono stati dirottati altrove. Se non si inverte la rotta, continuerà ad essere colpita la salute: dell’ambiente e dei cittadini.

 

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Annabelle Timsit, imparare a scuola il fact-checking

LArticolo di Annabelle Timsit, 12 febbraio 2019

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Annabelle Timsit

Uno degli argomenti più inflazionati in questo periodo, a livello sociale ma anche politico, è quello delle fake news. Annabelle Timsit su Quartz va oltre la semplice critica della diffusione odierna di notizie non vere e si concentra sulla radice del problema: la scuola. Sono infatti le nuove generazioni che prima e più di tutti devono essere guidate a una lettura consapevole delle notizie, e solo la scuola può provvedere a una lacuna evidente.

Annabelle Timsit ha lavorato nelle redazioni di Politico e del The Atlantic e ora si occupa di educazione su Quartz. La giornalista, che su Twitter dice di «spiegare l’Europa all’America e viceversa», effettivamente in questo articolo cerca di dare uno spunto alla scuola europea mostrandole la lungimiranza dell’istruzione americana nell’ambito dell’attualità e dell’informazione. Le ricette sono tante, ma l’obiettivo insomma, è quello di rendere i giovani fact-checkers per sé stessi.

 

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Janine di Giovanni e Marie Colvin, la vita in guerra

LArticolo di Janine di Giovanni, 4 dicembre 2018

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Questi giorni si parla dello spot del Washington Post uscito ai Superbowl, e della libertà di stampa: in quel video c’è anche il ricordo di Marie Colvin, inviata di guerra del Sunday Times. Janine di Giovanni, che per molto tempo anche lei lavorò come reporter nei Paesi devastati dalla guerra, butta sulle pagine la concretezza e la crudezza di quello che fu per Marie Colvin vivere, e poi morire, sotto le bombe.

L’articolo di oggi è anche un articolo di ieri, perché nel racconto di Janine di Giovanni si incrociano due vite e due giornaliste. Colvin fu uccisa in Siria nel 2012, e proprio ieri un giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti di Washington ha condannato il Paese di Assad a un enorme risarcimento perché la giornalista fu “specificamente presa di mira a causa della sua professione, allo scopo di mettere a tacere coloro che riferivano del crescente movimento di opposizione nel paese”.

Janine di Giovanni collabora su numerose testate, e nell’articolo scrive della sua vita come reporter di guerra, e di quella della sua collega Marie Colvin, e della scelta, personale o forzata, di allontanarsi dalle bombe.

 

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Cristina Piotti, tra Mumbai e Milano

LArticolo di Cristina Piotti, 1 febbraio 2019

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Cristina Piotti

Mentre in Italia si parla di reddito di cittadinanza, in India il partito d’opposizione gioca come promessa elettorale la creazione di un reddito minimo universale diretto alla smisurata quantità di persone povere presenti nel Paese. Lo riporta Cristina Piotti, in un dossier su Il Fatto Quotidiano.

La giornalista italo-indiana vive tra Milano e Mumbai, raccontando all’una dell’altra. Studi variegati sfociano in una scrittura che spazia dall’economia (scrive su Forbes e Il Sole 24 ore) al giornalismo di viaggio e di cultura.

Nel reportage dalla campagna dello Chhattisgarh, uno Stato contadino dell’India, descrive la situazione del popolo agricolo che sta diventando lo zoccolo di consenso per Rahul Gandhi e il suo partito “Il Congress”. L’obiettivo di Gandhi è di levare lo scettro all’attuale primo ministro Narendra Modi, convincendo le classi più povere di poterle aiutare. Il problema resterebbe il finanziamento per una misura, già di per sé costosa, come il reddito minimo, e ancor di più in un Paese dove dovrebbe rivolgersi al 21,9% degli indiani.

 

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Claudia Fanti, l’America Latina dei Bolsonaro

LArticolo di Claudia Fanti, 24 gennaio 2019

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Claudia Fanti

Mentre si parla di America Latina per la situazione in Venezuela, Claudia Fanti riporta alla memoria Marielle Franco, l’attivista per i diritti umani uccisa a marzo nel Brasile di Michel Temer.

Claudia Fanti collabora come giornalista a varie testate, e scrive su Adista e Il Manifesto. Si occupa di America Latina, dei suoi flussi sociali e religiosi.

Questa mattina la polizia brasiliana ha arrestato cinque persone: sono anche sospettate di aver ucciso Marielle Franco. Uno degli uomini finiti in manette è legato al nome di Flavio Bolsonaro, primogenito del presidente e senatore. I legami tra Bolsonaro e la criminalità organizzata di Rio de Janeiro, a detta di Fanti, erano già noti nel periodo di campagna elettorale, ma la stampa non li aveva messi in luce paralizzata dalla preoccupazione di una possibile vittoria del candidato di estrema destra.

 

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Patrizia De Rubertis, pillole di economia

LArticolo di Patrizia De Rubertis, 21 gennaio 2019

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Patrizia De Rubertis

Tra i tanti punti della manovra, Patrizia De Rubertis ne racconta uno lasciato nel dimenticatoio. Il fondo di garanzia sulla prima casa, un’agevolazione rivolta a chi non ha la disponibilità e la credibilità di fronte alle banche per aprire un mutuo, non è stato rifinanziato.

Patrizia De Rubertis, giornalista a Il Fatto Quotidiano, scrive di economia ma anche di sport e politica. Ha lavorato in televisione (Skytg24, Rai, La7), ma anche su carta stampata e web.

LArticolo scioglie la storia intricata del fondo di garanzia: istituito nel 2011, la sua vera attivazione è avvenuta nel 2015 e ha riscosso successo crescente, sia dal punto di vista delle richieste, che per lo Stato: solo per 14 finanziamenti è scattata la garanzia statale.

 

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