Lily Kuo, sempre in movimento

LArticolo di Lily Kuo, 14 giugno 2019

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Una battaglia ad armi digitali. Se le primavere arabe e le proteste cittadine degli ultimi anni, compresa quella in corso ad Hong Kong, avevano trovato un alleato nei social network, oggi la Cina ha capito come battersi, con le stesse armi.

Lily Kuo è capo della redazione del The Guardian a Beijing. Dopo una laurea negli Stati Uniti e un doppio master in affari internazionali a Londra e a Pechino, ha continuato a muoversi, studiare e scrivere in diversi Paesi del mondo. Reporter per Reuters a New York e Washington, è volata a Beijing per il Los Angeles Times. Come giornalista di Quartz ha scritto da Hong Kong, poi dall’Africa. Nel 2014 ha vinto il premio della Società americana degli editori e scrittori per il suo lavoro sulla crisi dell’acqua in Cina.

Oggi analizza l’arma a doppio taglio della connessione digitale su cui Pechino sta cercando di imporre la sua potenza tecnologica per ottenere informazioni e indizi sugli oppositori.

 

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Karima Moual, l’Italia multietnica

LArticolo di Karima Moual, 7 giugno 2019 

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Uno sguardo sull’Italia multietnica. Karima Moual scrive di «quei migranti sedotti dagli slogan della Lega». Un fenomeno che ancora non ha dati precisi ma che racconta uno scontento e una paura diffusa anche tra chi è stato migrante e ha rincorso l’integrazione e l’accoglienza in un altro Paese.

Karima Moual è nata e vissuta in Marocco mentre i genitori erano emigrati in Italia. Lei è arrivata a 9 anni. Si è laureata a Roma, dove è entrata nel mondo del giornalismo. Ha iniziato a scrivere sul primo giornale dedicato ai temi dell’immigrazione del Gruppo Espresso, per poi spaziare tra quotidiani cartacei e informazione televisiva. Articoli, documentari e incontri: utilizza qualunque mezzo per parlare in più lingue del mondo arabo, dell’immigrazione e dell’Italia multietnica.

LArticolo dà voce a molte persone che sono arrivate da Tunisia e Marocco da migranti. Di età, genere, lingue diverse all’unisono si dichiarano contrari all’immigrazione. E la seconda generazione, simbolo di cambiamento, vuole risposte più concrete al bisogno di integrazione.

 

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