Adele Cambria, il giornalismo è anche personale

LArticolo di Adele Cambria, 5 gennaio 2008

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Adele Cambria

La scrittura di Adele Cambria comparì su Il Giorno, e da quel momento non smise di fuoriuscire limpida e insieme indignata, sulle pagine di giornale. Le sue parole, forti e dirette, erano alimentate dal “personale”, in un momento in cui si lottava perché venisse considerata “politica” anche la propria esperienza.

Man mano che entrava nelle redazioni piene di uomini – «C’è un’esplosione di testosterone in tutte le redazioni che sono costretta a frequentare: mi sembra di vederlo schizzare e spiaccicarsi sui muri, lo sperma dell’altra metà (minoritaria per numeri) del genere umano» diceva – si discostava dalle colonne di costume per entrare nel giornalismo politico, che per lei non poteva che essere femminista. Per questo, tra L’Espresso, Il Messaggero, Il Mondo, e L’Unità, la sua scrittura fu ancora più sé stessa su Effe e su Noi Donne, riviste femministe che iniziarono a cambiare il modo di vedere a partire dalle lettrici. Un giornalismo imprescindibilmente legato all’essere donna e all’esserlo insieme: con Oriana Fallaci, Camilla Cederna, Dacia Maraini.

LArticolo, pubblicato nel 2008 su L’Unità, ripercorre le tappe di una legge, la 194 sull’aborto, arrivata in ritardo per tante donne. È un racconto da vicino di un’Italia “delle mammane”, che Cambria visse in prima persona, e di cui parla giornalisticamente: il personale nel suo giornalismo è un tocco in più.

 

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Claudia Fanti, l’America Latina dei Bolsonaro

LArticolo di Claudia Fanti, 24 gennaio 2019

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Claudia Fanti

Mentre si parla di America Latina per la situazione in Venezuela, Claudia Fanti riporta alla memoria Marielle Franco, l’attivista per i diritti umani uccisa a marzo nel Brasile di Michel Temer.

Claudia Fanti collabora come giornalista a varie testate, e scrive su Adista e Il Manifesto. Si occupa di America Latina, dei suoi flussi sociali e religiosi.

Questa mattina la polizia brasiliana ha arrestato cinque persone: sono anche sospettate di aver ucciso Marielle Franco. Uno degli uomini finiti in manette è legato al nome di Flavio Bolsonaro, primogenito del presidente e senatore. I legami tra Bolsonaro e la criminalità organizzata di Rio de Janeiro, a detta di Fanti, erano già noti nel periodo di campagna elettorale, ma la stampa non li aveva messi in luce paralizzata dalla preoccupazione di una possibile vittoria del candidato di estrema destra.

 

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Patrizia De Rubertis, pillole di economia

LArticolo di Patrizia De Rubertis, 21 gennaio 2019

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Patrizia De Rubertis

Tra i tanti punti della manovra, Patrizia De Rubertis ne racconta uno lasciato nel dimenticatoio. Il fondo di garanzia sulla prima casa, un’agevolazione rivolta a chi non ha la disponibilità e la credibilità di fronte alle banche per aprire un mutuo, non è stato rifinanziato.

Patrizia De Rubertis, giornalista a Il Fatto Quotidiano, scrive di economia ma anche di sport e politica. Ha lavorato in televisione (Skytg24, Rai, La7), ma anche su carta stampata e web.

LArticolo scioglie la storia intricata del fondo di garanzia: istituito nel 2011, la sua vera attivazione è avvenuta nel 2015 e ha riscosso successo crescente, sia dal punto di vista delle richieste, che per lo Stato: solo per 14 finanziamenti è scattata la garanzia statale.

 

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Irene Brin, il giornalismo che cade a pennello

LArticolo di Irene Brin, 2 agosto 1956

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Irene Brin

Maria Vittoria Rossi divenne Irene Brin sulle pagine di Omnibus. Nel corso del tempo, e delle testate giornalistiche, si firmò con altri pseudonimi: fu Mariù da più giovane su Il Lavoro, e poi impersonò come Contessa Clara una nobildonna dispensatrice di galateo di moda.

Prima in Italia a collaborare alla rivista newyorkese Harper’s Bazaar, riempiva di stoffa, colori, e occhio esperto, le pagine di moda raccontandone le tendenze. Il suo giornalismo di costume le cadeva a pennello rendendola modello di eleganza del Made in Italy.

Con il marito Gaspero del Corso, viaggiò tantissimo e curò una galleria d’arte che divenne punto di ritrovo della cultura della Roma anni Cinquanta: “L’Obelisco”.

LArticolo su Il Giornale d’Italia è un esempio della sua cronaca di moda che alle “chiacchiere” seppe mescolare narrativa e satira in un dipinto perfetto.

 

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Linda Geddes, attualizzare i buoni propositi

LArticolo di Linda Geddes, 2 gennaio 2019

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Linda Geddes

«Una guida scientifica ai propositi che davvero valgono lo sforzo», lo scrive Linda Geddes sul New Scientist, dando una nuova versione dei soliti buoni propositi per l’anno nuovo. Una prospettiva più ricercata per ogni tema inflazionato.

Linda Geddes è una giornalista britannica laureata in biologia cellulare che scrive su varie testate (BBC, The Guardian, Nature, The Observer) parlando di «scienza sessuale, morte e tutto quello che c’è in mezzo». Ha ricevuto dall’Associazione britannica di scrittori di scienza il premio per “Miglior giornalismo investigativo”.

LArticolo è positivo e attivo, e soprattutto, concreto e incoraggiante.

 

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Emma Bubola, un’idea diversa per alternare scuola e lavoro

LArticolo di Emma Bubola, 7 gennaio 2019

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Emma Bubola

Un articolo che parla dell’altra faccia, quella stimolante e retribuita, dell’alternanza scuola lavoro all’italiana. Emma Bubola racconta, tramite le esperienze di ragazzi in Italia e all’estero, del «fantasma italiano» dell’apprendistato: rimane l’idea dell’unire il mondo della scuola a quello del lavoro, ma va di pari passo con il duplice obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile e l’abbandono scolastico.

Emma Bubola è tornata in Italia per lavorare ad Open, dopo aver studiato e lavorato in Francia: fotoreporter, ha scritto anche sul New York Times e su Le Monde.

Il suo reportage descrive come sarebbe la sovrapposizione, tra l’istruzione nei banchi di scuola e fuori, offerta dal contratto di apprendistato, ma poco nota e poco sfruttata. Un percorso da valorizzare di più, a vantaggio di tutti (tranne che dell’alternanza scuola-lavoro).

 

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Flavia Amabile, l’epifania dell’Aquila

LArticolo di Flavia Amabile, 6 gennaio 2019

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Flavia Amabile

Un’epifania diversa, quella che racconta Flavia Amabile dall’Aquila. A distanza di 10 anni dal terremoto che colpì la città nell’aprile del 2009, il bilancio che si può tirare è desolato, come il paesaggio fatto di case aperte e abbandonate.

Flavia Amabile, dalla Campania è arrivata a Roma: dopo la gavetta in alcune testate e a Il Mattino, dal 1989 inizia a scrivere su La Stampa, prima a Torino e poi nella capitale. Dalla redazione economica spazia all’attualità, soprattutto, ma anche ai viaggi e alla politica internazionale, che diventeranno argomenti principali dei suoi libri.

L’inchiesta pubblicata oggi in prima pagina è accompagnata dalle interviste del sindaco attuale e quello precedente: si cerca, tra la descrizione del panorama spettrale e le parole delle istituzioni, la colpa di un’ennesima ricostruzione mancata, che deve ancora arrivare, e che ha lasciato sole soprattutto le frazioni limitrofe al centro città.

 

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Letizia Muratori, tra cinema e letteratura

LArticolo di Letizia Muratori, 2 gennaio 2019

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Letizia Muratori

Scrittrice, ma anche giornalista ed esperta di cinema: Letizia Muratori su Rivista Studio si interroga con i suoi lettori sulla nuova frontiera della serie tv interattiva. Dagli episodi dispotici di Black Mirror è infatti nato Bandersnacht in cui lo spettatore è coinvolto a pieno titolo nella creazione dell’opera, in questo caso filmica.

Letizia Muratori, romana, si è laureata in Storia del teatro e alla scrittura dei romanzi ha avvicinato la collaborazione con varie testate giornalistiche.

LArticolo mette sotto i riflettori un nuovo tipo di intrattenimento, forse il «futuro della tv», nato in risposta alla volontà dei destinatari. L’interattività proposta da Netflix cerca di andare incontro all’esigenza e l’aspettativa del fruitore di oggi di essere coinvolto: non solo lo spettatore televisivo, ma anche il lettore. L’idea di opera aperta è nata infatti nel Novecento e continua a prendere forme diverse nel XXI secolo.

Per la tv questo è solo l’inizio e chissà cosa ci si potrà aspettare.

 

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Natalia Ginzburg, l’idea di un mondo migliore

LArticolo di Natalia Ginzburg, 5 maggio 1978

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Natalia Ginzburg

«Alle Brigate rosse, allo scenario infernale che ci sta davanti, la risposta di tutti dovrebbe essere continuare ostinatamente a disegnare e a costruire, nell’onestà, l’idea d’un mondo nuovo e migliore, per quanto remota, irraggiungibile, impossibile essa appaia nella presente realtà devastata», era il 5 maggio del 1978, quattro giorni prima del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, e Natalia Ginzburg scriveva così tentando di spiegare ai politici i pensieri dei «non politici», che «pensano che vi sia un solo e unico modo di far fronte alle Brigate rosse, cercare di mantenere alta e viva nell’animo, finché sia possibile e per quanto ciò sia possibile, la qualità della vita».

Natalia Levi ha vissuto come Ginzburg dopo il primo matrimonio, firmandosi così su tutti i suoi romanzi. La sua scrittura invase anche la carta stampata dei quotidiani: prima l’esperienza ne Il Politecnico e poi La Stampa. Il suo impegno civico, dopo la lotta antifascista, la spinse anche nella politica: nell’83 fu eletta al Parlamento con il partito comunista.

LArticolo racconta la quotidianità e la percezione comune del clima degli anni di piombo, che come altri periodi bui della storia italiana, immerse i cittadini in uno «scenario deserto, uniforme, dotato di una nuda e abbietta mediocrità, nel quale appare estremamente difficile formulare dei pensieri, custodire dei sentimenti, salvare qualcosa che non sia devastato e che non si pieghi alla devastazione».

 

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