Vanna Vannuccini, l’Iran di ieri e di oggi

LArticolo di Vanna Vannuccini, 28 dicembre 2018

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Vanna Vannuccini

Un reportage sull’Iran che racconta da vicino la difficoltà di «vivere con le sanzioni» imposte dagli Stati Uniti di Trump.

Inviata della Repubblica da una vita, Vanna Vannuccini è stata corrispondente nella Germania del Muro e nei Balcani durante le guerre. Nel 1973 fu tra le fondatrici del primo giornale femminista in Italia: Effe. 

LArticolo descrive una situazione che ricorda quella delineatasi a seguito delle elezioni del ’97, nelle quali trionfò Khatami. Anche a quel tempo Vannuccini era inviata dall’Iran. L’attuale presidente iraniano Rouhani, come al tempo Khatami, ha goduto per anni di un ampio consenso popolare che è poi drammaticamente calato. Oggi Rouhani si trova a dover affrontare lo scontento dei suoi cittadini che sono gravemente colpiti dalle sanzioni Usa, e, soprattutto, la disillusione dei giovani che dal loro Paese vogliono soltanto fuggire.

 

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Bethan McKernan, reporter dal Medio Oriente

LArticolo di Bethan McKernan, 26 dicembre 2018

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Bethan McKernan

La tensione continua a salire in Siria, dopo l’annuncio del presidente americano di ritirare le truppe Usa dal territorio. Bethan McKernan, corrispondente del The Guardian dalla Turchia e Medio Oriente, dà un quadro del tira e molla in corso sul suolo siriano: da una parte le zone sotto il controllo curdo, dove sono stabilite le forze americane e francesi, e dall’altra i turchi, che vogliono approfittare del vuoto che verrà lasciato dagli Usa per distruggere quello che da loro viene considerato un gruppo terroristico. I curdi infatti, il cui aiuto è stato ben accetto anche per Trump nella lotta contro l’Isis, per il presidente turco Erdogan non sono altro che un’estensione del movimento separatista PKK che combatte per l’indipendenza nell’area tra Turchia, Siria e Iraq.

Bethan McKernan ha lavorato anche per l’Indipendent e l’Associated Press, seguendo il Medio Oriente e riportando da vicino i conflitti che lo scuotono.

 

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Marta Serafini, le mille facce degli Esteri

LArticolo di Marta Serafini, 24 dicembre 2018

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Marta Serafini

Vita da influencer dopo i giorni di gloria: Pamela Anderson e Mahmud Ahmadinejad si riprendono la scena dopo l’epoca di Baywatch per l’attrice e showgirl canadese, e quella della presidenza dell’Iran per il leader politico. Marta Serafini, che lavora alla sezione Esteri del Corriere della Sera, questa volta racconta un’altra faccia della politica straniera, prendendo due esempi di attivismo digitale che travalica le categorie.

La giornalista milanese, oltre ad occuparsi di relazioni internazionali (Maria Giulia che divenne Fatima è il frutto di una conversazione Skype con la prima jihadista italiana), scrive su «La ventisettesima ora», il blog del Corriere della Sera che racconta l’assenza di parità tra uomini e donne, le quali sono costrette ad allungare la propria giornata a 27 ore per conciliare vita personale e ambizioni professionali.

Nell’articolo si sofferma sulla tendenza, incoraggiata dai social network, di ottenere visibilità, fino a conquistare influenza politica. I due esempi, anche se non ancora riusciti, sono Anderson e Ahmadinejad.

 

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Sofia Basso, le porte girevoli di Bruxelles

LArticolo di Sofia Basso, 8 dicembre 2018

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Sofia Basso

Un’inchiesta che va dritta al cuore dell’Unione europea: si infiltra nei suoi uffici e ne racconta i misteriosi meccanismi delle “porte girevoli”. Sofia Basso, giornalista di Left, ha studiato e lavorato in America, e del giornalismo americano ha anche scritto in un libro. Ora in Italia, produce e racconta le inchieste e il modo di farle.

LArticolo pubblicato su FQ Millennium di dicembre svela la realtà dei commissari che rientrano nei palazzi europei dopo aver cambiato veste: dismessa quella delle istituzioni, vengono arruolati dai lobbisti. Colpa di controlli non abbastanza stringenti, ma anche di un endemico contatto tra interesse pubblico e privato.

 

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Sophie Heizer, credere a Babbo Natale non fa bene

LArticolo di Sophie Heizer, 14 dicembre 2018

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Sophie Heizer 

Un articolo sul Natale che smentisce le aspettative su tavolate piene di dolci e ore di tombolate. Sophie Heizer, caporedattore della sezione Educazione al The Conversation, capovolge la magia del Natale per chiedersi, e chiedere a degli esperti, se davvero vale la pena mentire ai bambini sull’esistenza di Babbo Natale.

Heizer, laureata presso il Royal Melbourne Institute of Technology, lavora nel sito australiano di informazione indipendente dal 2017.

Il suo articolo natalizio è un duro scontro con la realtà: 4 esperti su 5 affermano che non dire bugie su Santa Claus sarebbe la scelta migliore. «Chiedi ai bambini di sospendere il senso critico e credere a una finzione», dichiara Rebecca English, docente in Education (scienze della formazione) alla Queensland, «anziché promuovere l’immaginazione, la storia di Santa incoraggia i bambini ad essere consumatori delle idee degli altri». Insomma, un genitore dovrebbe decidere se lasciare ai propri figli sogni e immaginazione per gli anni dell’infanzia o iniziare a proteggerli fin da subito forgiando loro una calotta di realismo disincantato. Tanto sennò, verranno a sapere in altri modi che Babbo Natale non esiste, e i genitori da protettori o difensori, passeranno ad essere i bugiardi.

 

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Milena Gabanelli, il giornalismo che distrugge e ricostruisce

LArticolo di Milena Gabanelli, 17 dicembre 2018

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Milena Gabanelli nella redazione di Report

Una metanarrazione sul mondo dell’informazione, nel quale Milena Gabanelli lavora da oltre 30 anni. Oggi nella sua rubrica sul Corriere, Dataroom, la giornalista romagnola mette in luce un problema impellente per i siti di news che continuano a perdere ricavi e devono sacrificare la verità sull’altare del guadagno economico.

Reporter per indole, Milena Gabanelli ha viaggiato come inviata di guerra, sperimentando tutte le nuove frontiere del videogiornalismo. Il programma Report di cui è stata conduttrice e autrice per molti anni, ha rappresentato l’esempio guida per il giornalismo investigativo in Italia.

I suoi reportage non sono solo informazione e denuncia: Milena Gabanelli offre sempre al lettore/spettatore uno spunto da cui ripartire, una base su cui costruire un’alternativa.

LArticolo di oggi ricorda che l’informazione gratis ha sempre un prezzo, quello di una verità distorta o più accattivante in un giornalismo di bassa qualità.

 

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Camilla Cederna, penna dell’indignazione

LArticolo di Camilla Cederna, 21 dicembre 1969

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Camilla Cederna alla sua scrivania

«C’è già molta gente intorno al grigio palazzo su cui spicca in lettere luminose la gran scritta “Banca Nazionale dell’Agricoltura”; tutto affumicato, cioè grigio e nero il pianoterra. Ma c’è molto rosso anche qui sul grigio e sul nero, che dal marciapiede, lento e vischioso, cola giù il sangue» questo il tratteggio con cui Camilla Cederna su L’Espresso descriveva la strage inenarrabile avvenuta il 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana, «al posto del tavolo ora c’è una voragine che ha inghiottito più d’un corpo; di un morto non si trovava più la testa, c’è un giovane che non si è fatto niente ma tra la giacca e il pullover si è trovato dei pezzetti di carne altrui».

Il 15 dicembre i funerali dei 17 morti, ad avvolgere i quali «per l’ultima volta, calando spessa sulle bare è stata la loro grigia nebbia padana che fin dall’infanzia d’inverno li ha sempre accompagnati». Quello stesso giorno il corpo senza vita di Pinelli. Inizia per Cederna un lavoro di inchiesta senza sosta. È un momento della storia in cui al giornalismo si chiede di tenerne la cronaca giorno per giorno. Camilla Cederna si sposta dal giornalismo di costume a una scrittura di impegno politico.

Della borghesia milanese per nascita, la sua penna da cronista non risparmiò nessuno:  «Tutto m’indigna oggi, il processo di decomposizione sociale che attraversa il nostro Paese, il cinismo sprezzante dei nostri uomini politici… Da noi il nemico primo della libertà è il potere. Guai a chi perde la capacità di indignarsi. Chi non ha sdegno non ha ingegno».

 

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Nadia Ferrigo, i Little Data non sono fruttuosi

LArticolo di Nadia Ferrigo, 10 dicembre 2018

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Nadia Ferrigo in redazione

Sulla prima de La Stampa di oggi Nadia Ferrigo racconta da un’altra prospettiva il rapporto tra utente e colosso tecnologico sul fronte privacy.

Giornalista del quotidiano torinese, in redazione si occupa anche del settimanale Origami e del podcast NarraVita. Laureata in giurisprudenza, ha scelto la strada dell’informazione: scrive di diritti, donne e civili. Insieme a Raphaël Zanotti ha costruito un reportage utilizzando il giornalismo partecipativo per raccogliere le testimonianze di alcune tra le tante donne che hanno subito violenza senza mai denunciare: i racconti fanno riflettere sulle ragioni di questi silenzi. Istantanee è la sua rubrica settimanale di scatti dal mondo.

Nell’inchiesta pubblicata questa mattina, parla di un nuovo fenomeno crescente: quello delle app che promettono facili guadagni in cambio di dati personali. «Il Data è il petrolio del nostro tempo, ma solo se è Big», e per questo il lavoro svolto dalle start-up si trasforma in un abuso senza un’effettiva ricompensa: l’utente rinuncia a godere del proprio diritto alla privacy senza godere di un guadagno.

 

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Gioconda Belli, parlare di un Paese dilaniato

LArticolo di Gioconda Belli, 17 giugno 2018

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Gioconda Belli

In Nicaragua si sta consumando una guerra civile figlia di quella che agitò il Paese negli anni Settanta e oltre. Gioconda Belli, scrittrice e giornalista nicaraguense, combatté nel Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale contro la dittatura di Somoza: per questo fu anche esiliata. Ha raccontato la drammaticità della storia del suo Nicaragua e della sua esperienza in molti libri, nei quali ha saputo mescolare il reportage giornalistico con la narrazione del romanzo. Oggi vede il suo Paese dilaniato dal regime di Daniel Ortega e Rosaria Murillo, due compagni nella battaglia contro Somoza che, saliti al potere, giorno dopo giorno hanno ridato forma dittatoriale alla conquistata democrazia.

«Hai scritto la pagina più nera nella storia del FSLN, hai sporcato la sua eredità, sei tornata ad uccidere tutti gli eroi e i martiri che hanno lottato perché in Nicaragua non ci fosse un’altra dittatura», scrive Gioconda Belli nella “Lettera aperta a Rosario Murillo”, gettando sulla carta tutta la sua rabbia per un progetto profanato.

 

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Alba de Céspedes, dare corpo e voce «all’Italia che esiste»

LArticolo di Alba de Céspedes, settembre 1944

 

 

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Alba de Céspedes alla scrivania

«E noi sappiamo bene che una voce dell’Italia esiste – di un’Italia ancora tutta piagata, dolorante, minacciata – una voce che è nuova per i nostri amici, per i nostri nemici, e, forse, per noi stessi» con queste parole Alba de Céspedes apriva il primo numero, nel settembre del 1944, della rivista “Mercurio. Mensile di politica, arte e scienza”. Dopo aver dato voce alla resistenza in Radio Bari, questo mensile era per Alba de Céspedes un modo con cui dare corpo alla ricostruzione in una Roma appena liberata. Il progetto visse fino al ’48, e tra le sue pagine ospitò Sibilla Aleramo, Alberto Moravia, Paola Masino, Eugenio Montale, e molti altre e altri.

Legata a Parigi, dove morì nel ’97, Alba de Céspedes ebbe sempre un viscerale attaccamento a Cuba, patria del nonno iniziatore della prima rivolta contro gli spagnoli: “Con gran Amor” nominò la raccolta, mai completata, dove si intrecciano la storia della sua famiglia e quella di Cuba.

Nell’articolo racconta gli obiettivi della nuova rivista: ritrovare, più che costruire, le basi da cui far nascere informazione, discussione, ripensamenti che con il totalitarismo mussoliniano erano taciuti in «una vita subacquea» fatta di «silenzio ottuso»; dimostrare che anche «la notte ha il suo firmamento stellato» fatto dei «valori autentici dello spirito italiano».

 

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